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Primo soccorso: Cosa fare in caso di annegamento

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Primo soccorso: Cosa fare in caso di annegamento

Primo soccorso: Cosa fare in caso di annegamento. I casi di annegamento che, sebbene in Italia siano in calo, sono all’incirca quattrocento ogni anno, ma sono ancora troppi, se si considera che la morte è prevenibile nella maggior parte dei casi.

Come ricorda l’Istituto Superiore di Sanità, rappresentano l’ottava causa di morte nei giovani con meno di vent’anni. Oggi ti scrivo le linee guida di Primo soccorso: Cosa fare in caso di annegamento.

In caso di annegamento è necessario intervenire con la massima tempestività:

Se la vittima è cosciente

Se la vittima è cosciente è sufficiente:

  1. tranquillizzarla,
  2. metterla in posizione semiseduta per facilitare la respirazione,
  3. aiutarla ad espellere il liquido presente nelle vie aeree con dei colpetti sulla schiena e con movimenti circolari delle braccia che aiutano l’espansione della gabbia toracica e quindi della respirazione.

Se la vittima ha perso conoscenza

Se l’infortunato ha perso coscienza è necessario agire con la massima urgenza e chiamare i soccorsi specializzati, che dovrebbero essere prestati dal personale addetto, opportunamente formato.

Tuttavia, in attesa di tali soccorsi, bisogna verificare per prima cosa la presenza del respiro e del battito cardiaco.

Se la vittima è incosciente con respiro assente

Se l’infortunato è incosciente con respiro assente e battito cardiaco presente bisogna immediatamente procedere alla respirazione artificiale. 

Prima è bene, però, verificare che le vie aeree non siano ostruite dall’acqua, rovesciando l’annegato a pancia sotto e disponendosi in piedi a gambe larghe sopra il suo bacino, afferrandolo per le anche o i fianchi e sollevandolo in modo da far defluire l’acqua.

Appena questa è defluita si può finalmente stendere l’annegato a pancia in su e procedere con la respirazione artificiale interponendo una mascherina o un fazzoletto, insufflando aria (12 insufflazioni/minuto) nella bocca dell’annegato fino a che il torace si solleva autonomamente.

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Se la vittima è incosciente con respiro assente e battito cardiaco assente

Nel caso che anche il battito cardiaco sia assente, bisogna procedere alla respirazione artificiale e al massaggio cardiaco (120 compressioni al minuto, ndr), fino all’arrivo del defibrillatore.

La rianimazione cardiopolmonare, consistente in cicli di trenta compressioni alternate a due ventilazioni, deve proseguire fino all’arrivo del 118.

Se la vittima è un bambino

Come riportato sul New England Journal of Medicine, il soccorso è più complicato quando si ha a che fare con un bambino, meno collaborativo e portato ad agitarsi in acqua. Come agire in questi casi?

«Occorre estrarlo quanto prima dall’acqua e liberare le vie aeree da eventuale vomito o materiale estraneo che potrebbero causare ostruzione o aspirazione. Coprire il bambino è fondamentale, per combattere il raffreddamento del corpo. Se il bambino è cosciente, va tranquillizzato e messo in posizione seduta o laterale per facilitare la respirazione» afferma Riccardo Lubrano, direttore del reparto di nefrologia pediatrica del policlinico Umberto I di Roma e presidente della Società Italiana di Medicina Emergenza Urgenza Pediatrica.

Annegamento dopo un tuffo in acque basse

Nel caso di tuffi in acque basse, l’annegamento potrebbe essere stato provocato dal trauma: in questo caso, l’infortunato potrebbe avere riportato una frattura alla colonna vertebrale, il che comporta una grande attenzione negli spostamenti, per i quali è sempre meglio attendere il soccorso specializzato.

L’arresto respiratorio avviene in pochi minuti, e in breve sopraggiunge anche l’arresto cardiaco. 

È necessario ristabilire la ventilazione polmonare con la respirazione bocca a bocca, interponendo una mascherina o un fazzoletto, insufflando aria (12 insufflazioni/minuto) nella bocca dell’annegato fino a che il torace si solleva autonomamente. 

Se il cuore è fermo bisogna praticare il massaggio cardiaco fino al ritorno della respirazione spontanea e della coscienza.

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Annegamento: le 5 fasi che portano all’arresto cardiaco

Prima di arrivare al decesso, la persona che si trova in mare ed non può uscirne, attraversa cinque fasi, dalle quali è possibile essere salvati se recuperati dall’acqua prima dell’arresto cardiaco.

Ecco cosa succede ad una persona che si trova in mare aperto prima di morire annegata. La prima è la fase:

  1. di sorpresa – la persona cade in acqua e, di riflesso, inspira aria.
  2. della resistenza – una volta sott’acqua, le prime boccate di acqua portano ad uno spasmo della glottide che impedisce l’ingresso di acqua nei polmoni. Questo effetto però dura poco. Durante questi secondo di apnea, la persona in mare si agita e tenta di riemergere per respirare.
  3. della dispnea respiratore – a questo punto la persona in acqua non riesce più a trattenere il respiro, la glottide si rilascia e, dopo alcune affannose respirazioni sott’acqua, l’acqua entra nel corpo e, o raggiunge le prime vie aree, provocando edema polmonare, o la laringe, provocando ipossia (carenza di ossigeno nell’organismo) e ipercapnia (eccesso di anidride carbonica nel sangue)
  4. apnoica – a questo punto la persona perde coscienza, non sono presenti riflessi, entra in coma profondo e si arresta il respiro
  5. terminale – la morte è ormai vicina, è il momento dell’anossia, mancanza di ossigeno, dell’acidosi, accumulo di anidride carbonica nel sangue, che portano a disturbi del ritmo cardiaco fino all’arresto cardiaco. Il cuore smette di funzionare, il cervello è danneggiato dall’assenza di ossigeno. La persona muore.