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Dal mal di testa alla paralisi di Bell ecco tutti gli effetti collaterali del vaccino anti-Covid

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Dal mal di testa alla paralisi di Bell ecco tutti gli effetti collaterali del vaccino anti-Covid

Dal mal di testa alla paralisi di Bell ecco tutti gli effetti collaterali del vaccino anti-Covid. Dalla seconda metà di gennaio, verranno distribuite le prime dosi del vaccino anti-Covid Pfeizer/Biontech, poi seguiranno altri prodotti ancora in via di sperimentazione.

Dal mal di testa alla paralisi di Bell ecco tutti gli effetti collaterali del vaccino anti-Covid citati nei report dell’agenzia statunitense Food and Drug Administration, rilasciati martedì, e pubblicati dal Wall Street Journal.

Negli Usa preoccupazione di alcuni medici: i pazienti potrebbero decidere di non presentarsi per la seconda dose a causa degli effetti collaterali potenzialmente spiacevoli che potrebbero sperimentare dopo la prima somministrazione.

“Abbiamo davvero bisogno di rendere i pazienti consapevoli che questa non sarà una passeggiata nel parco”, ha detto Fryhofer durante un incontro online con il Comitato consultivo per le pratiche di immunizzazione, un gruppo esterno di esperti medici che consigliano il CDC. “Sapranno di essere stati vaccinati. Probabilmente non si sentiranno meravigliosamente bene. Ma devono tornare per quella seconda dose”.

Come funziona il vaccino anti-Covid Pfeizer/Biontech

Il vaccino anti-Covid Pfeizer utilizza la sequenza del materiale genetico del nuovo coronavirus, ossia l’acido ribonucleico (Rna), il messaggero molecolare che contiene le istruzioni per costruire le proteine del virus.

Utilizzare l’Rna messaggero (mRna) è stata una scelta dettata dall’esigenza di riuscire a produrre vaccini in breve tempo, ottenendo una risposta immunitaria ottimale.

L’obiettivo è somministrare direttamente l’mRna che controlla la produzione di una proteina contro la quale si vuole scatenare la reazione del sistema immunitario.

Nel caso del virus responsabile della pandemia la proteina è la Spike, l’artiglio molecolare utilizzato per agganciare le cellule sane e invaderle.

Per trasportare le istruzioni per indurre le cellule a produrre la proteina Spike vengono utilizzate minuscole navette fatte di lipidi.

La proteina Spike è stata una delle prime a essere individuata, è ben nota e si è osservato che il sistema immunitario umano è in grado di riconoscerla.

Non appena questo avviene, le difese dell’organismo stimolano la produzione di cellule B, che producono anticorpi, e di cellule T, specializzate nel distruggere le cellule infette.

L’efficacia del vaccino Pfeizer

La Food and Drug Administration, l’ente che negli Stati Uniti regola fruizione e approvazione dei prodotti farmaceutici, ha confermato che il vaccino Pfizer/BionTech ha un’efficacia del 95%.

I primi effetti del farmaco a una decina di giorni dall’inoculazione. L’autorizzazione all’uso anche in America dovrebbe arrivare quindi nei prossimi giorni.

Il vaccino è somministrato in doppia dose. È efficace al 52% dopo la prima, fino al 95% dopo la seconda. Il farmaco risulta efficace al 94% su pazienti con più di 55 anni, al 95% su pazienti con patologie pregresse.

Ma il vaccino presenta, come tutti i vaccini d’altronde, degli effetti collaterali.

Effetti collaterali del vaccino anti-Covid Pfizer/BionTech

L’84% dei soggetti che hanno partecipato ai trial hanno avuto reazioni sul punto di iniezione. Dopo la vaccinazione il:

  • 55% ha sofferto di mal di testa,
  • 63% ha avvertito uno stato di affaticamento,
  • 33% raffreddamento,
  • 24% dolori articolari,
  • 14% febbre,
  • 4 persone hanno sofferto la paralisi di Bell, una paralisi temporanea dei muscoli facciali,
  • 64 soggetti hanno riportato un rigonfiamento dei linfonodi.

Questi gli effetti collaterali citati nei report dell’agenzia statunitense. Pfizer ha comunque fatto sapere che monitorerà le condizioni dei pazienti per due anni.

Lo Stato può obbligarci a fare il vaccino?

Il problema si pone per due ordini di motivi:

  • Il primo è che non si sa se e quando saranno disponibili vaccini per tutti.
  • Il secondo è che c’è una crescente quota di popolazione che non vuole vaccinarsi.

Secondo il professore Galli, si potrebbe avere «un risultato importante già con una copertura del 60-80 per cento della popolazione».

Quanto all’obbligatorietà, per l’infettivologo serve innanzitutto «persuasione». Ma per le categorie del «pubblico servizio» il vaccino «andrà posto chiaramente come condizione per continuare a esercitare l’attività».

Le difficoltà non mancano, se è vero che la vaccinazione degli ultrasettantacinquenni nell’ultimo anno è stata del 54%.

Pesano le difficoltà organizzative e i pregiudizi, secondo Galli: «A causa di alcune leggende metropolitane, c’è stato un crollo delle vaccinazioni in diverse circostanze, nel 2009 e poi nel 2014-2015».

Quando arriverà in Italia e quante dosi

Nella seconda metà di gennaio, secondo quanto prevede il commissario Domenico Arcuri, comincerà la somministrazione dei primi 3,4 milioni di dosi di vaccino Pfizer.

Dovendosi ripetere due volte la vaccinazione, riguarderà 1,7 milioni di italiani.

A chi non può essere somministrato il vaccino

Il virologo Roberto Burioni conferma le indicazioni che si stanno leggendo in questi giorni in merito ai soggetti ai quali è meglio non somministrare il vaccino. “Giustamente si è deciso di non vaccinare chi ha avuto in passato gravi reazioni allergiche, sarà necessario comunque avere particolare attenzione nei confronti delle persone con allergie (pur vaccinandole), tenendosi pronti per contrastare prontamente eventuali reazioni avverse, per cui la raccomandazione di somministrare il vaccino in ambiente medico e controllato rimane validissima“.

Le donne incinta o nel periodo dell’allattamento non possono farlo. Le donne in età fertile dovrebbero evitare gravidanze fini a due mesi dopo aver ricevuto la seconda dose vaccinale.

Il vaccino anti-Covid Pfeizer/Biontech debellerà il virus?

Domanda senza risposta certa, come spiega il professor Galli: «Ci sono evidenze che parlano di un calo abbastanza rapido di anticorpi in pazienti post Covid e di alcuni casi di reinfezioni. Ma dovrebbe rimanere presente anche un’immunità cellulare robusta».

La scienza non ha ancora risposte rispetto alla durata dell’immunità e a cosa succederà in caso di «genetic shift», mutazione genetiche.

Non è escluso che la vaccinazione debba essere ripetuta periodicamente, magari ogni anno come accade con l’influenza, e che il vaccino cambi di volta in volta per adeguarsi al ceppo più presente.

Ma che il vaccino possa debellare una volta per tutte il Covid è, per ora, solo una speranza.

Fonte: Corriere.it

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