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Tripofobia (paura dei buchi) cos’è e come sbarazzarsene per sempre

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Tripofobia (paura dei buchi) cos'è e come sbarazzarsene per sempre

Tripofobia (paura dei buchi) cos’è e come sbarazzarsene per sempre. La tripofobia è la paura dei buchi. Più nel dettaglio, chi soffre di questo disturbo è terrorizzato dalla visione di pattern ripetitivi, costituiti da piccoli fori ravvicinati e profondi.

La fobia dei buchi è molto comune ma ancora poco conosciuta. Oggi parliamo di Tripofobia (paura dei buchi) cos’è e come sbarazzarsene per sempre.

Il soggetto tripofobico non tollera la vista di gruppi di buchi ravvicinati tra loro e di una certa profondità e può arrivare a provare:

  • forte disagio,
  • ansia,
  • disgusto, 
  • panico, 
  • nausea, 
  • brividi,
  • forti mal di testa.

Secondo alcuni studi scientifici, la tripofobia deriverebbe da un reazione di difesa inconscia ed istintiva, ereditata dai nostri antenati, nei confronti di pattern presenti sul corpo di alcuni animali velenosi o di cavità in natura che possono nascondere un pericolo.

Altre ricerche sostengono, invece, che la tripofobia sia correlata alla repulsione nei confronti delle malattie infettive e dei parassiti.

Chi soffre di tripofobia spesso teme la vista di cose ordinarie, di uso comune, apparentemente innocue come:

  • Bolle di sapone (se l’una è attaccata all’altra);
  • Spugne da bagno;
  • Formaggio svizzero tipo Emmentaler;
  • Tavoletta di cioccolato aerato;
  • Baccello di un fiore di loto;
  • Fori in un muro di mattoni;
  • Tubi impilati;
  • Coralli;
  • Follicoli piliferi;
  • Pori della pelle;
  • Soffioni della doccia;
  • Fragole;
  • Melograni.
Tripofobia (paura dei buchi) cos'è e come sbarazzarsene per sempre
Baccello di un fiore di loto

Cause

Secondo Geoff Cole Arnold Wilkins, due esperti della University of Essex, la tripofobia avrebbe una base evoluzionistica e costituirebbe una specie di forma di difesa inconscia rispetto a possibili pericoli provenienti dall’ambiente circostante.

“Il nostro studio”, spiega Cole, “suggerisce che probabilmente guardando queste immagini si attiva una parte del cervello che provoca la stessa reazione che si avrebbe guardando un animale velenoso o comunque pericoloso.

Ognuno di noi ha probabilmente tendenze tripofobiche, anche se non ne siamo a conoscenza: infatti dai nostri esperimenti è emerso che anche le persone che non presentano esplicitamente la fobia gradiscono comunque meno le immagini a contenuto tripofobico rispetto alle altre.

Questo supporta la teoria secondo la quale siamo ‘programmati’ per avere paura di ciò che ci ha danneggiato nel nostro passato evolutivo”.

Sintomi e Conseguenze

I sintomi e la gravità variano da persona a persona, ma, in generale, la tripofobia si manifesta con disagio, repulsione o senso di disgusto nei confronti dei buchi.

L’avversione verso fori molto ravvicinati può generare stati d’ansia e, nei casi estremi, attacchi di panico.

Nei soggetti tripofobici, la visione di oggetti forati, bolle, gruppi di buchi (come, ad esempio, l’interno del fiore di loto) è in grado di provocare anche reazioni fisiologiche, quali:

  • Brividi e pelle d’oca;
  • Sudore freddo;
  • Palpitazioni;
  • Formicolio e prurito;
  • Disturbi visivi, come affaticamento degli occhi, distorsioni o illusioni ottiche;
  • Nausea e/o vomito;
  • Senso di svenimento o vertigini;
  • Respirazione affannosa;
  • Sensazione di “testa vuota”;
  • Bocca secca;
  • Tremori;
  • Pianto;
  • Intorpidimento.

Nei casi gravi, questi sintomi vengono attivati anche solo pensando alle immagini che scatenano la paura.

Il rimedio contro la paura dei buchi

Per curare questa fobia, Geoff Cole suggerisce – cosa che almeno su di lui funziona – di osservare tanto spesso le immagini al punto di desensibilizzarsi rispetto ad esse.

Nel futuro invece, allo scopo di comprendere ancora meglio la tripofobia, il team dell’Essex studierà se la manipolazione delle caratteristiche spettrali di immagini di oggetti di uso quotidiano, come gli orologi, può spingere le persone a preferire un oggetto piuttosto che un altro.