Perché si celebra il 25 novembre la giornata contro la violenza sulle donne. È stata l’assemblea dell’Onu nel 1999 a scegliere questa data come Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne.
Ma da dove ha origine questa ricorrenza? Perché si celebra il 25 novembre la giornata contro la violenza sulle donne?
Per scoprirlo, serve tornare indietro al 1960. Il 25 novembre di quell’anno, infatti, tre sorelle furono uccise dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo, a Santo Domingo, nella Repubblica Dominicana.
La storia delle sorelle Mirabal

Il 25 novembre 1960, esattamente sessant’anni fa, tre giovani sorelle dominicane di nome Patria, Minerva e María Teresa Mirabal uscivano di casa per fare visita ai propri mariti, che si trovavano in carcere in quanto dissidenti politici.
Le tre donne avevano 25, 36 e 34 anni quando la loro Jeep che viaggiava veloce imboccava un ponte nella zona di Marapica, subito fuori da Puerto Plata, nel nord del paese.
Su quel ponte, al centro della carreggiata, di colpo si posizionarono degli uomini armati, obbligando l’auto a fermarsi e loro a scendere.
Quegli uomini erano i militari del Sim (Servicio de Inteligencia Militar), e rispondevano agli ordini del dittatore Rafael Trujillo.
Le tre sorelle furono prima divise una dall’altra, poi portate in luogo montano remoto chiamato La Cumbre, dove oggi sorge il loro monumento, e lì furono brutalmente picchiate, stuprate e infine strangolate.
I sicari avevano l’ordine di simulare un incidente stradale, così i corpi senza vita furono rimessi in macchina e questa distrutta in modo da simulare un impatto.
Perché furono uccise le sorelle Mirabal
Le tre giovani donne furono uccise per delle ragioni precise. Erano attiviste politiche molto esposte, inizialmente organizzavano riunioni e piccoli comitati per dare vita a un fronte di opposizione, e in tutta risposta vennero perseguitate e torturate.
Successivamente quelle riunioni diedero vita a un vero e proprio fronte di resistenza democratica il Movimiento Revolucionario 14 de Junio, che, soprattutto grazie all’impegno di Minerva Mirabal e Manolo Tavárez Justo, entrambi avvocati e abili nel trovare consenso, riuscirono a far nascere una rete anti-dittatura in tutto il paese.
Si trattava di uno dei regimi più sanguinosi dell’America latina, quello di Rafael Trujillo, un ex criminale dominicano che scalò le gerarchie militari fino a dichiararsi “generalissimo”.
Trujillo, che governò il paese per oltre trent’anni a partire dal 1930, prese di mira le tre sorelle con un piano molto ben organizzato. Prima in tribunale di Santo Domingo, la capitale dominicana, aveva condannato le sorelle e i loro compagni al carcere per via delle loro attività “contrarie alla sicurezza dello stato”, poi liberò le tre donne lasciando i maschi in carcere.
Sembrò un atto di clemenza, ma era una trappola, l’intento era di dividere il gruppo e poter attaccare più liberamente le tre giovani, che all’interno del movimento di resistenza si facevano chiamare “las mariposas”, cioè “le farfalle”.
Il 25 novembre
La data dell’omicidio delle sorelle, il 25 novembre, fu un caso: il caporale della Polizia Nazionale, Ciriaco de La Rosa, aveva ricevuto l’incarico di organizzare l’agguato.
Furono scelti quattro giovani militari per portarlo a termine, Alfonso Cruz Valerio, Emilio Estrada Malleta, Néstor Antonio Pérez Terrero e Ramón Emilio Rojas Lora. Ai quattro, per muoversi in incognito, fu dato un maggiolino Volkswagen.
Partirono per la prima volta il 18 novembre, ma tornarono senza aver eseguito l’ordine perché, dissero ai loro superiori, le donne avevano con sé i bambini. Lo stesso successe il 22 novembre. Il 25, però, le donne viaggiavano sole.
L’istituzione della Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne
Vent’anni dopo la morte delle tre sorelle Mirabal, nel 1981, a Bogotà, in Colombia, si tenne uno storico convegno femminista, intitolato Primer Encuentro Feminista Latinoamericano y del Caribe.
Fu in quell’occasione che si decise la data del 25 novembre per la Giornata contro la violenza maschile sulle donne che celebriamo oggi.
La data ricorda l’assassinio e lo stupro di tre donne, tre giovani attiviste politiche la cui morte simboleggia centinaia di storie simili, e più in generale le vittime che ogni giorno, in tutto il mondo, subiscono le conseguenze della violenza di genere, quella maschilista e machista.
Proprio per via di quel convegno colombiano, le Nazioni Unite, durante un’assemblea generale tenuta nel dicembre del 1999, decisero che la Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne si sarebbe celebrata in questa data.
Il simbolo delle scarpe rosse

Uno dei simboli più usati per denunciare la violenza sulle donne e sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema sono le scarpe rosse, «abbandonate» in tante piazze.
Un simbolo ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. L’installazione è apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.
Con la sua arte Chauvet porta avanti anche una battaglia personale: ricordare, ogni giorno, sua sorella minore, uccisa dal compagno quando aveva 22 anni.
La situazione in Italia in tempi di Pandemia
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della volenza contro le donne – “In questo momento drammatico per il nostro Paese e per il mondo intero le donne sono state particolarmente colpite. La pandemia ha accresciuto il rischio di violenza che spesso ha luogo proprio tra le mura domestiche: si è purtroppo assistito, durante il periodo di lockdown, ad un drammatico aumento della violenza contro le donne che vede tragicamente, a volte, coinvolti anche minori“.
Secondo l’Istat, una donna su tre ha subìto qualche forma di violenza nel corso della sua vita, specialmente in famiglia. In Italia, circa 7 milioni di donne tra i 16 e i 70 anni hanno subìto: violenza fisica (20,2%) o sessuale (21%), dalle molestie al tentativo di omicidio o stupro (5,4%).
Gli autori delle violenze più gravi sono prevalentemente partner o ex partner (62,7%). Gli sconosciuti commettono in gran parte molestie sessuali (76,8%).
I dati disponibili sottostimano la portata del fenomeno: in base a quanto riportato dall’Istat, solo il 12% delle violenze viene denunciato.
Cosa fare il caso di violenza
La ministra Lamorgese invita ad affidarsi con fiducia a chi con competenza e dedizione è sempre pronto a tutelare e sostenere: lo Stato, la magistratura, le forze di polizia, istituzioni alle quali si aggiunge la rete territoriale dei centri antiviolenza.
Inoltre, ricorda a tutte le donne che hanno uno strumento in più, l’app gratuita YouPol della Polizia di Stato, che consente di contattare, anche e soprattutto nelle situazioni di pericolo, gli operatori consentendo loro di localizzare immediatamente le vittime e intervenire.















