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#londadichico alziamo la voce e chiediamo Giustizia per Chico Forti

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#londadichico alziamo la voce e chiediamo Giustizia per Chico Forti

#londadichico alziamo la voce e chiediamo Giustizia per Chico Forti. Una storia che ha colpito l’intera nazione e sta iniziando a mobilitare gli italiani, uniti per chiedere “Giustizia per Chico Forti”.

Anche noi di Trattamenti Naturali Bio ci siamo attivati per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla vicenda giudiziaria che ha coinvolto Enrico “Chico” Forti. #londadichico alziamo la voce e chiediamo Giustizia per Chico Forti

Da un’inchiesta della trasmissione televisiva “Le Iene”, condotta da Gaston Zama, viene alla luce un caso che coinvolge Italia e America.

Vent’anni di carcere ad un uomo che si è sempre professato innocente, il racconto di Chico, un italiano condannato all’ergastolo nonostante diversi dubbi sulla sua effettiva colpevolezza.

Numerosi sono stati gli speciali e i servizi realizzati sulla storia di Chico Forti. Lo scalpore legato alla vicenda è diventato tale che in tantissimi hanno deciso, nel proprio piccolo, di “muovere qualcosa” e dare un piccolo contributo. 

Chi è Enrico “Chico” Forti

#londadichico alziamo la voce e chiediamo Giustizia per Chico Forti

Chico Forti, pseudonimo di Enrico Forti (Trento, 8 febbraio 1959), è un ex velista e produttore televisivo italiano.

Ha partecipato a sei mondiali e due europei di windsurf e vinto il Campionato italiano di vela, classe catamarano DART (1990).

Nel 2000 è stato condannato per omicidio negli Stati Uniti. Forti si è sempre dichiarato innocente e vittima di un errore giudiziario.

Carriera Sportiva

Nel 1979 inizia a praticare lo sport del windsurfing grazie a Karl Heinz Stickl (ex campione del mondo di windsurf) sul Lago di Garda.

Con Robby Naish esegue tra i primi al mondo il looping (salto mortale all’indietro completo con la tavola da windsurf) a Diamond Head, Hawaii (1984) ed effettua il primo base jumping dalla cima dell’albero della goletta Star Pilot ad Atollo Molokini, Hawaii.

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Esperto sciatore, esegue la discesa della parete est del Palon, Monte Bondone (2090 m s.l.m., a Trento) con l’amico Gianluca “Billy” Valduga (1983).

Insieme all’hawaiiano Richard White disegna e produce la prima rampa di salto per windsurf (funboard) che consentirà di allenarsi e di gareggiare indoor (1984).

Sarà il primo italiano a competere nella coppa del mondo di windsurf professionisti PWA (Professional Windsurfing Association) nel 1985.

Nel 1987 viene eletto Atleta dell’Anno dal Club Albatross della città di Bergamo.

Carriera Televisiva

Un incidente automobilistico interrompe la carriera agonistica di windsurfing nel 1987.

Dopo una lunga convalescenza, inizia la sua attività di produttore di filmati di sport estremi (windsurf, snowboard, surf, skateboarding, moto d’acqua, sci nautico a piedi nudi, wakeboard, kitesurfing) e di collaboratore nell’ideazione e nello sviluppo di materiali per lo sport del windsurfing.

Scrive numerosi articoli su riviste specializzate di sport velici e nel 1989 diventa capoeditore di Windsurf Italia. Promuove il World Festival on the Beach di Mondello per il rinomato club velico Albaria collaborando con Vincenzo Baglione, l’immagine olimpica del windsurf italiano.

Viene invitato come ospite a programmi sportivi come Record di Giacomo Crosa (1985), Jonathan – dimensione avventura di Ambrogio Fogar (1987), Sport USA sulla rete giapponese TV Asahi (1985).

Nel 1990 crea la casa di produzione Hang Loose che trasmette su SuperChannel e successivamente su ESPN.

Il programma Hang Loose con la sua specializzazione in sport estremi crea le premesse per la nascita degli Extreme Games, all’apertura dei quali Chico partecipa come ospite d’onore.

Cosa ha fatto e perché è in carcere da 20 anni negli Stati Uniti

Gaston Zama ha raccontato la vicenda del nostro connazionale nello Speciale de Le Iene

Il nostro connazionale è stato condannato all’ergastolo per l’omicidio di Dale Pike, avvenuto il 15 febbraio del 1998 a Miami.

Da allora è rinchiuso in un penitenziario di massima sicurezza, ma non ha mai smesso di gridare al mondo la sua innocenza.

Sulle indagini, il processo e la condanna a Chico Forti ci sono molti dubbi, nonostante per la legge americana si deve condannare qualcuno solamente “al di là di ogni ragionevole dubbio”.

L’inizio della storia di Chico Forti:

Nel 1990 partecipa al quiz tv “Telemike” e vince oltre 80 milioni di lire. Con quel denaro Chico vola in America per iniziare una nuova vita.

Diventa videomaker e produttore televisivo, realizzando reportage sugli sport estremi che vende a diverse emittenti americane.

Lì il nostro connazionale si risposa e ha tre figli.

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La sua vita, proprio quando sembra diventare una favola, viene sconvolta all’improvviso. Il 14 febbraio 1998 Chico Forti va all’aeroporto di Miami a recuperare Dale Pike, figlio di Tony, da cui il nostro connazionale stava per rilevare il leggendario “Pike’s Hotels” di Ibiza.

Il giorno dopo Dale viene trovato morto su una spiaggia, e Chico è sospettato di essere il responsabile dell’omicidio.

Quando la polizia gli chiede se fosse andato a prendere Dale Pike all’aeroporto, dopo che gli hanno mentito sulla morte pure del padre Tony Pike, anche Chico mente.

E lì inizia la sua discesa all’inferno.

La scoperta del corpo di Dale Pike:

Su una spiaggia poco lontana dal ristornate Rusty Pelican, dove Chico Forti sostiene di averlo lasciato dopo averlo recuperato all’aeroporto.

Da lì partono le indagini e con queste tutti i dubbi sul caso, comprese quelle sul movente dell’omicidio: una presunta truffa di Chico ai danni di Tony Pike, che però sembra proprio non reggere alla prova dei fatti.

Infatti secondo alcuni Thomas Knott sarebbe un colpevole molto più credibile di Chico Forti, a partire dal fatto che lui davvero aveva truffato Tony Pike e per questo ha ricevuto anche una condanna negli Stati Uniti.

Tra questi dubbi, comunque, se ne aggiunge uno nuovo: l’avvocato di Chico Forti poteva davvero rappresentarlo oppure aveva un conflitto d’interessi tale da doversene astenere? Ed è vero che la firma del nostro connazionale su un importante documento è stata falsificata?

Inoltre si affronta anche la “seconda bugia” di Chico Forti, quella raccontata alla moglie: in una telefonata delle 19.16 di quella sera infatti il nostro connazionale nega anche con lei di aver raccolto Dale Pike all’aeroporto.

Il telefono del nostro connazionale agganciò in una chiamata una cella vicina al luogo dove fu ritrovato il corpo di Dale Pike.

Ci sono anche dei dubbi su un orario di morte eccessivamente preciso: dalle 18 alle 19.16.

I dubbi su Thomas Knott:

In particolare il tedesco insieme a Chico aveva comprato una pistola che potrebbe essere quella del delitto.

L’arma, intestata a Knott, era però stata pagata da Chico. Il commesso che vendette quella pistola però confermò che l’arma non era stata consegnata al nostro connazionale.

Inoltre si affronta anche il tema del ritrovamento di una prova chiave.

È la sabbia nell’auto di Chico, compatibile con quella della spiaggia in cui fu ritrovato il cadavere di Dale Pike: i dubbi sono molti anche su questo punto, sia per come era stata trattata l’auto di Chico mentre era sotto sequestro sia per la mancanza di foto di quei granelli nell’auto.

Il documentario sull’omicidio Versace e l’inizio dei problemi

Il documentario di Chico sull’omicidio di Gianni Versace e in particolare sulla figura dell’assassino Andrew Cunanan.

In questo video il nostro connazionale getta alcune ombre sul suicidio di Cunanan e, di riflesso, anche sulla polizia di Miami che qualche mese dopo avrebbe indagato sull’omicidio di Dale Pike.

“Non ho dubbi che le due cose siano connesse…non ho dubbi” sostiene Chico.

Vuoi rivedere lo Speciale Le Iene dedicato a Chico Forti: >> CLICCA QUI <<

Il caso di Chico Forti, Fraccaro: «Faremo di tutto»

L’intenzione del governo è quella di «non abbandonare nessuna delle strade possibili» e «tenere aperte tutte le tre strade» percorribili oltre alla grazia.

Quella della «revisione del processo, più lunga e incerta», e la possibilità di «cercare di far tornare qui Chico Forti anche se da detenuto» così da «avere il nostro connazionale qui e monitorarlo e stargli vicino».

Lo ha sottolineato il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Riccardo Fraccaro, durante una conferenza indetta dai 5 Stelle alla Camera sulla vicenda del connazionale arrestato negli Usa nel 1998.

Sui tempi, «io potrei anche fare domani la richiesta di grazia, ma vorremmo ottenere il risultato, e quindi va preparata, e significa incontrare le parti, fare un rapporto di confronti bilaterali, preannunciarlo, prepararlo, chiederlo e ottenerlo», ha spiegato il sottosegretario Fraccaro. «Chico ora non ha bisogno di proclami ma di fatti, e noi lavoriamo su questi».

Sul caso di Forti, «il problema è innanzitutto la tenuta psicologica di Chico, perché dopo 20 anni l’ennesima promessa potrebbe essere la goccia che fa traboccare il vaso.

Non dobbiamo illudere nessuno, ma nemmeno far sentire meno la nostra vicinanza».

«Indipendentemente dal risultato che otterrai, un grazie a te, Luigi, per esserti preso a cuore la mia situazione». Queste le parole di Enrico Chico Forti in un messaggio inviato al ministro degli Esteri Luigi Di Maio in occasione di una conferenza sulla vicenda organizzata dal Movimento 5 Stelle alla Camera.

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L’onda di solidarietà che attraversa l’Italia chiedendo Giustizia per Chico Forti

Dopo lo Speciale de Le Iene sono tantissime le persone che hanno investito il loro tempo e le loro energie per far sentire la propria voce.

Cartelloni, volantini e striscioni sono apparsi in moltissime città: ad Andria, dove un’agenzia pubblicitaria che ha investito i propri soldi per sostenere Chico. “È stato naturale, mi ha colpito molto la sua storia”, ha detto prima di commuoversi.

E poi a Barletta, dove una signora quando può passa la sua giornata a tappezzare la città con la faccia di Chico.

La tappa successiva è Bisceglie: un artista ha creato un’opera dedicata a Chico, dove lui si libera dalle catene uscendo dal carcere.

Anche a Molfetta, Bari e Trani ci sono cartelloni ovunque: c’è persino un cinema che prima di ogni film proietta un trailer dedicato a Chico.

In Campania, a Capua, un tabaccaio cerca di sensibilizzare tutti i suoi colleghi commercianti. “Dopo aver visto il vostro primo servizio mi sono uscite le lacrime”, e ha deciso di fare qualcosa.

A Roma un gruppo di ragazze distribuiscono volantini e parlano di Chico a tutti quelli che incontrano, di quartiere in quartiere, per tutte le vie della capitale. “Ho pianto solo per la morte di mia madre e per lui”, ci dice una di loro.

“Eravamo a casa a vedere lo Speciale”, ci dice invece una coppia che ha un’agenzia di comunicazione. “Ci siamo immedesimati nella storia di Chico, e abbiamo deciso di fare un qualcosina di piccolo per dargli più speranza e più forza”.

Hanno così ideato una campagna di sensibilizzazione che ha invaso le strade di Roma. “Non avevo mai fatto una cosa del genere per altre persone”, ci dice lei.

Questa situazione ci colpisce molto: se è vero che da venti anni Chico ha a fianco persone che lottano insieme a lui, adesso si è aggiunta una vera e propria onda che sta attraversando l’Italia e cresce sempre di più.

Chico Forti – Buon compleanno da “Le Iene” 8/2/2020

Le parole di un uomo che ha tanta voglia di vivere e riprendere in mano la sua vita.

#londadichico alziamo la voce e chiediamo Giustizia per Chico Forti!! Insieme possiamo fare tanto CONDIVIDI!!