Covid: i farmaci contro il colesterolo aiutano a guarire e limitare i danni

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Covid: i farmaci contro il colesterolo aiutano a guarire e limitare i danni

Covid: i farmaci contro il colesterolo aiutano a guarire e limitare i danni. Si torna a parlare dell’effetto protettivo delle statine nel combattere la progressione del Covid-19.

04 Marzo 2021 – I pazienti stabilmente in cura con questi comuni farmaci anticolesterolo, se vengono ricoverati per malattia da Sars-Cov-2, hanno una ridotta mortalità e una ridotta necessità di ricorrere alla ventilazione meccanica invasiva. A seguire, Covid: i farmaci contro il colesterolo aiutano a guarire e limitare i danni.

A dirlo è un’analisi retrospettiva dell’andamento di 2626 pazienti ospedalizzati dal 1 febbraio al 12 maggio scorso all’Irving Medical Center della Columbia University di New York e apparsa su Nature Communications.

Lo studio

I pazienti in cura con statine erano più anziani e con più problematiche degli altri. Gli scienziati hanno deciso di confrontare due gruppi di 648 pazienti ciascuno, del tutto simili quanto a fattori di rischio come altre malattie e caratteristiche varie, con l’unica differenza che nel primo gruppo tutti i soggetti erano in cura con statine.

Ebbene, di questi, 96 persone (il 14,8%) sono decedute nei primi 30 giorni di ricovero, mentre la cifra sale a 172 (26,5%) nei pazienti dell’altro gruppo.

Oltre a questa riduzione della mortalità, dall’analisi sono emerse tra chi assumeva statine una diminuzione significativa dell’uso della ventilazione meccanica invasiva (18,6% vs 21,9%) e dei giorni di ventilatore (13,5 vs 12,8).

Perché le statine aiutano a guarire e a limitare i danni da Covid

Le statine sono farmaci anti colesterolo, le cui proprietà antiinfiammatorie e immunomodulanti hanno fin da subito portato a ipotizzarne una funzione protettiva.

Sui meccanismi alla base della loro capacità di mitigare l’impatto di Covid-19 si possono avanzare due possibili ipotesi.

  1. “Una prima è il meccanismo di azione diretta delle statine sull’enzima di conversione dell’angiotensina II ACE2, una delle principali vie utilizzate dal virus Sars-Cov-2 per entrare nelle cellule umane” spiega il professor Massimo Andreoni, direttore scientifico della Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali SIMIT e direttore delle Malattie infettive del Policlinico Tor Vergata. “Le statine potrebbero svolgere un ruolo di competizione, inibendo l’ingresso del virus all’interno della cellula e quindi poi, indirettamente, di ostacolo alla replicazione virale”.
  2. Un secondo possibile meccanismo riguarda, appunto, il ruolo antinfiammatorio delle statine: “In una situazione in cui la malattia si caratterizza soprattutto per lo stato di immunoattivazione e infiammazione, la statina potrebbe ridurlo”. Un meccanismo di protezione che è già stato prospettato da diversi gruppi di ricerca, anche italiani, come il team dell’Università degli Studi di Napoli Federico II.

I risultati dell’analisi americana

I risultati dell’analisi americana sono in linea con altri studi precedenti, tra i quali:

  1. meta-analisi in parte italiana,
  2. meta-analisi apparsa sull’American Journal of Cardiology,
  3. più di recente, uno studio della California University di San Diego secondo cui le statine sembrano essere associate a un rischio ridotto di sviluppare forme gravi di Covid. 

Tuttavia, per valutare il ruolo delle statine nel ridurre il rischio di evoluzione della malattia da Sars-Cov-2 servono altri studi.

Quelli osservazionali non sono sufficienti. Come puntualizza anche l’autore senior dell’analisi statunitense, il cardiologo Sahil A. Parikh dell’Irving Medical Center della Columbia University di New York.

Quella osservata è solo un’associazione e quindi nessuna relazione causale tra le statine e il minor tasso di decessi può esserne tratta. In una nota stampa dice: “Solo uno studio controllato e randomizzato potrà veramente valutare i benefici delle statine nei pazienti Covid19”.

Considerazioni dell’infettivologo Massimo Andreoni

Che quella delle statine possa essere una strada che dia una soluzione alla gestione del paziente Covid è, per l’infettivologo Massimo Andreoni “poco probabile e comunque c’è la necessità di studi ben condotti, ampi, controllati, randomizzati e prospettici”.

Il suo è un appello alla cautela e al rigore metodologico. “Il Covid su questo ci ha dato molte sorprese. In questo anno di studi ne abbiamo visti tantissimi e molto interessanti e che spesso hanno dato anche dei risultati inaspettati. Ma la malattia mantiene un elevato tasso di imprevedibilità da soggetto a soggetto e la sua evoluzione è legata a così tanti fattori diversi che pensare di controllarli tutti e di ottenere risultati significativi con basse numerosità di soggetti e con certi disegni sperimentali può essere molto rischioso e farci osservare dei fenomeni che sono in realtà legati alla presenza di bias, ad esempio nell’arruolamento dei pazienti, che non siamo stati in grado di controllare”.

Infine, l’infettivologo sottolinea che i pazienti negli studi erano in cura stabilmente con le statine: “Non c’è nessuna evidenza che la statina presa all’inizio dell’insorgenza della sintomatologia o comunque al momento della conoscenza dell’avvenuta infezione posso avere un qualche effetto protettivo”.

Comunque, dice, l’unico dato certo finora è positivo: “non c’è nessuna indicazione, per i moltissimi pazienti in cura con le statine, alla sospensione del trattamento”.

Fonte: la Repubblica

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